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	<title>Vie di Scampo</title>
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	<description>Come sopravvivere senza farsi (troppo) del male</description>
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		<title>Quando incontrai Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 12:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da fanatico del Mac fin dalla prima ora, provo fastidio di fronte alla canonizzazione di Steve Jobs, al «santo subito» levatosi dai blog del mondo intero. Ho incontrato Jobs per un’intervista, poi trasmessa dal Tg1, più di dieci anni fa. Il creatore della Apple aveva da poco ripreso le redini della sua azienda, dopo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2515" title="steve_jobs" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/10/steve_jobs.jpg" alt="" width="264" height="216" />Da fanatico del Mac fin dalla prima ora, provo fastidio di fronte alla canonizzazione di Steve Jobs, al «santo subito» levatosi dai blog del mondo intero.</p>
<p>Ho incontrato Jobs per un’intervista, poi trasmessa	dal Tg1, più di dieci anni fa. Il creatore della Apple aveva da poco ripreso le redini della sua azienda, dopo la parentesi di Next e la nascita di Pixar. Pochi erano allora disposti a scommettere sul successo del nuovo sistema (Mac Os X), riprogettato di sana pianta, facendo tesoro dell’esperienza effimera e geniale di Next, appunto.</p>
<p>Barba incolta, jeans e maglioncino nero di ordinanza, Jobs fu cortesissimo, ma non assunse mai, né durante l’intervista né dopo, i toni del guru, non dispensò saggezza a poco prezzo né si limitò a ripetere qualche slogan a effetto. Il suo carisma non puntava sull’emotività o non soltanto: usava altre armi, quelle della seduzione intellettuale, di una linea grafica e di un design che facevano del Mac non un computer come gli altri, un calcolatore buono tutt’al più per degli ingegneri o dei contabili, bensì uno strumento che esaltava la creatività e facilitava il lavoro di grafici, giornalisti, disegnatori e videasti, affermati o in erba. Era il «think different» preso in giro da chi nella strategia della Apple scorgeva soltanto un’abile operazione di marketing o un vezzo elitario: lo slogan consolatorio dell’eterno secondo, di chi doveva accontentarsi di un mercato di nicchia, rispetto alla potenza di fuoco di Microsoft e di Bill Gates.</p>
<p>Jobs aveva mutuato dalla controcultura americana il gusto della trasgressione e dello sberleffo, ma era riuscito a coniugare quelle qualità con un altro elemento tipicamente americano: la cultura di impresa. Spirito libertario e lavoro ben fatto, creatività e rigore, quella ricetta si sarebbe imposta negli anni, fino al folgorante successo dell’Iphone e dell’Ipad, smentendo gli analisti che – con troppa facilità – avevano diagnosticato poco tempo prima la fine della Apple.</p>
<p>Durante la nostra intervista, Jobs svolse il ruolo del capitano d’impresa pronto a vantare la qualità dei suoi prodotti e non quello del creatore visionario che pure non gli era estraneo. Ora è giusto che lo si ricordi con le parole del discorso di Stanford («siate insaziabili, siate folli!»). Ma per favore non fatene un santo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Spaventapasseri e altri fantocci</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 16:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arte povera, fatta con materiali di scarto, riciclati. Nel Lot, lungo la valle della Dordogna, tra l’Alvernia e il Midi, capita di trovare questi spaventapasseri e altri ancor più fantasiosi. Utilità? Zero o poco più. Come sanno da sempre gli agricoltori, non bastano gli épouvantails, sia pur coloratissimi, a tener lontani gli uccelli. Ma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arte povera, fatta con materiali di scarto, riciclati.</p>
<p>Nel Lot, lungo la valle della Dordogna, tra l’Alvernia e il Midi, capita di trovare questi spaventapasseri e altri ancor più fantasiosi. Utilità? Zero o poco più. Come sanno da sempre gli agricoltori, non bastano gli <em>épouvantails, </em>sia pur coloratissimi, a tener lontani gli uccelli. Ma in un campo di mais o di grano queste sculture aggiungono un tocco di fantasia e, perché no?, di allegria. Forse non spaventano i passeri, ma rendono più lieto il tempo di una visita o di una passeggiata.</p>
<p>Chi sa se, introdotti nelle nostre metropoli, riuscirebbero a tener lontani altri, più dannosi, molestatori: i teorici del produttivismo a oltranza, del «travailler plus pour gagner plus», i tanti per quali «vita» è sinonimo di «carriera».</p>
<p>Domanda retorica, ovviamente. Ma, in un pomeriggio di mezza estate, nella terra di Montaigne, si può immaginare per qualche secondo che così non sia.</p>
<p>«À demain les affaires ! » (Michel de Montaigne, <em>Les Essais</em>, libro II, capitolo IV).</p>
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<p><strong>Clicca sulle immagini per ingrandirle</strong></p>
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<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2469' title='IMG_0303'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0303-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_0303" title="IMG_0303" /></a>

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		<title>La rivolta dei maroniti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 15:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma quanto durerà l’agonia del berlusconismo? Quanto lo spettacolo di una classe politica ormai allo sbando? E chi staccherà la spina? In attesa del generale agosto, non sarebbe meglio un governo balneare come quelli di una volta? Un penta-esa-partito con il compito di preparare le elezioni d’autunno? Il bungarolo di Arcore è ormai cotto. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2464" title="maroni berlusconi" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/07/maroni-berlusconi.png" alt="" width="280" height="219" />Ma quanto durerà l’agonia del berlusconismo? Quanto lo spettacolo di una classe politica ormai allo sbando? E chi staccherà la spina?</p>
<p>In attesa del generale agosto, non sarebbe meglio un governo balneare come quelli di una volta? Un penta-esa-partito con il compito di preparare le elezioni d’autunno?</p>
<p>Il bungarolo di Arcore è ormai cotto. E il suo sodale Humbert Humbert, detto Humbert, non sembra messo meglio.</p>
<p>Da chi arriverà la spallata? In un giallo che si rispetti il colpevole non è mai il maggiordomo. Ma questo non è un giallo, soltanto una triste <em>pochade</em>. E a giudicare dai tanti maggiordomi che si apprestano ad abbandonare la barca del padrone, la gara sarà dura. Al momento, i <em>bookmaker </em> danno un certo Maroni, ex sassofonista, nel ruolo di Bruto. Ma come si dice «<em>tu quoque» </em>in padano? E quanti saranno i maroniti?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Galeotto fu il libro. Storie di bibliofili</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 13:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un romanzo breve –  o un racconto lungo – sulla passione divorante per i libri. La casa di carta dell’argentino Carlos María Domínguez (Sellerio, 2011) è da mettere accanto a Storie di libri. Amati, misteriosi, maledetti, la bella antologia a cura di Giovanni Casalegno, appena pubblicata da Einaudi. Nel primo non ci sono delitti – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2456" title="La casa di carta" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/La-casa-di-carta.jpg" alt="" width="179" height="250" />Un romanzo breve –  o un racconto lungo – sulla passione divorante per i libri. <em>La casa di carta </em>dell’argentino Carlos María Domínguez (Sellerio, 2011) è da mettere accanto a <em>Storie di libri. Amati, misteriosi, maledetti</em>, la bella antologia a cura di Giovanni Casalegno, appena pubblicata da Einaudi.</p>
<p>Nel primo non ci sono delitti – non intenzionali, almeno. Vi è però una morte tragica, fin dall’incipit: «Nella primavera del 1998 Bluma Lennon comprò in una libreria di Soho una vecchia edizione delle poesie di Emily Dickinson e, arrivata alla seconda poesia, al primo incrocio, fu investita da un’automobile». A raccontare la storia di Bluma e di Carlos Brauer,  un misterioso bibliofilo sudamericano, è un collega della vittima, docente di ispanistica a Cambridge. «I libri cambiano il destino delle persone», scrive Domínguez. «Ci fu chi lesse <em>I pirati della Malesia</em> e divenne professore di letteratura in remote università. <em>Demian </em>condusse all’induismo decine di migliaia di giovani, Hemingway ne fece degli sportivi, Dumas mandò all’aria la vita di migliaia di donne, e non poche scamparono al suicidio grazie ai manuali di cucina».</p>
<p><em>La casa di carta</em> è un <em>divertissement</em> erudito, un omaggio a Borges e a Conrad, il «grande Joseph» alla cui memoria è dedicato.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-2457" title="Storie di libri" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Storie-di-libri.jpg" alt="" width="150" height="245" />Nell’antologia Einaudi, accanto ad alcuni classici del genere (<em>Bibliomania</em> di Flaubert e <em>Angelica </em>di Gérard de Nerval), troviamo altri testi più rari, come <em>L’inferno del bibliofilo </em>di Charles Asselineau.</p>
<p>Inferno? Forse. Un inferno freddo e umido, con i libri impastati col cemento e usati come mattoni di un fragile rifugio, come accade al personaggio della <em>Casa di carta</em>. Ma un inferno voluttuoso, nel quale molti sognano di perdersi.</p>
<p>Come scrive Franz Werfel a proposito di Krikór, il farmacista erudito dei <em>Quaranta giorni del Mussa </em>Dagh<em>, «</em>il vero bibliofilo ama, più che la forma e il contenuto di un libro, la sua esistenza; non è affatto necessario che lo legga. (Non è così di ogni grande amore?)».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La farsa di Pontida</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 17:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma chi è Maccus, lo sciocco? E chi Pappus, il vecchio avaro? Si accettano scommesse anche per Bucco, il ghiottone vanaglorioso e maleducato, e Dossennus, il gobbo che la sa lunga. Perché sul prato di Pontida non va in scena la commedia dell’arte, bensì l’ultimo episodio delle Atellane, le farse degli odiati terùn: una storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2450" title="Bossi2" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Bossi2.png" alt="" width="217" height="150" />Ma chi è Maccus, lo sciocco? E chi Pappus, il vecchio avaro? Si accettano scommesse anche per Bucco, il ghiottone vanaglorioso e maleducato, e Dossennus, il gobbo che la sa lunga. Perché sul prato di Pontida non va in scena la commedia dell’arte, bensì l’ultimo episodio delle Atellane, le farse degli odiati <em>terùn</em>: una storia volgare e sconclusionata, tenuta in piedi soltanto dal turpiloquio del Capo, l’uomo che bofonchiava alle orecchie dei Maroni. I Celti, se esistono, se la ridono a quattro ganasce, più di Mel Gibson in <em>Braveheart</em>.</p>
<p>Di prodigioso nella parabola di Bossi c’è soltanto l’<em>aplomb</em> (gli autori delle Atellane avrebbero usato un’altra espressione) con cui da anni riesce a turlupinare il cosiddetto popolo padano, promettendo federalismo, ministeri, tagli alle tasse, insomma il Valhalla per i «cumenda» della Bassa e  per la sempre più triste casalinga di Voghera. Ogni volta le spara più grosse. E ogni volta, anche a sinistra, c’è chi è pronto a lodarne l’intelligenza politica, la lungimiranza, l’astuzia da Talleyrand dei poveri o la spiccia saggezza contadina da Bertoldo redivivo.<img class="alignright size-full wp-image-2451" title="Lega2" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Lega2.png" alt="" width="150" height="220" /></p>
<p>Ora – dopo le ultime sberle, come le ha chiamate il fido Maroni – prova ad alzare di nuovo la voce. E di nuovo fa flop. Perché da partito clientelare qual è (altroché «territorio» e altre balle) la Lega non mollerà il signor B. Non prima, comunque, di averlo spremuto. O di aver ottenuto qualche altro specchietto per le allodole padane, come l’ignobile decreto che triplica – da sei a diciotto mesi – il periodo di detenzione consentita nei Cie (Centri di identificazione e espulsione, nome sinistro voluto dal ministro Maroni).</p>
<p>Sarà pure astuzia, ma questa misera politica a spese degli immigrati dev’essere chiamata per quello che è: razzismo e xenofobia. Che non fanno mai ridere. Anche se a volerli sono Maccus, lo sciocco, e Dossennus, il gobbo che inghiotte ogni rospo, invocando la «consciuntura» come un vecchio, untuoso democristiano della prima repubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ferrara abbaia alla luna</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 14:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiamatela «pietas», nel senso volgarissimo (e sbagliato) di pietà, vocabolo alla moda da quando è tornato chi sa come nei talk show. Chiamatela pena. Ma che tristezza, anzi che spasso vedere i turiferari del berlusconismo invocare la riscossa e proclamarsi «servi liberi» dell’ex pifferaio di Arcore, incuranti degli ossimori e del ridicolo. Che spasso ascoltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-2439" title="G. Ferara" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/G.-Ferara.jpg" alt="" width="136" height="103" />Chiamatela «pietas», nel senso volgarissimo (e sbagliato) di pietà, vocabolo alla moda da quando è tornato chi sa come nei <em>talk show</em>. Chiamatela pena. Ma che tristezza, anzi che spasso vedere i turiferari del berlusconismo invocare la riscossa e proclamarsi «servi liberi» dell’ex pifferaio di Arcore, incuranti degli ossimori e del ridicolo.</p>
<p>Che spasso ascoltare gli ex atei devoti, poi mutandari antipuritani, reclamare un sussulto del Caro premier, un «se ci sei, batti un colpo» dal bungarolo di Hamelin che ormai non incanta più nessuno.</p>
<p>Che gioia maligna – <em>schadenfreude </em> ben meritata, però – vedere Giuliano Ferrara, occhietti spiritati e barba da Rasputin <em>de noantri</em>, tentare di riaccreditarsi come primo consigliere dello zar Silvio II.</p>
<p>Che sollazzo osservare tanti liberali autoproclamati abbandonarsi al rito cattocomunista per definizione, l’odiata autocritica.</p>
<p>Che divertimento assistere alla conversione degli urlatori Sallusti &amp; Santanché in campioni di moderatismo e di eleganza.</p>
<p>Altroché Kant, Giuliano Rasputin e compagni potrebbero meditare su una vecchia massima di Karl Kraus: «L’ironia sentimentale è un cane che abbaia alla luna e intanto piscia sulle tombe».</p>
<p>Cambiate «ironia sentimentale» con «riscossa liberale». E il gioco è fatto. Ma attenti a non innaffiare il Caro estinto.</p>
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		<title>Nel giardino di Monet</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 15:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sistemava il cavalletto davanti allo stagno delle ninfee o al ponticello giapponese, per catturare una sensazione fugace e la luce filtrata dalla nebbia del mattino. Claude Monet visse a Giverny dal 1883 al 1926, l&#8217;anno della morte, dipingendo i paesaggi fluviali, i fiori e i giochi dei riflessi sull&#8217;acqua. «Il mio desiderio profondo», diceva, «è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sistemava il cavalletto davanti allo stagno delle ninfee o al ponticello giapponese, per catturare una sensazione fugace e la luce filtrata dalla nebbia del mattino.</p>
<p>Claude Monet visse a Giverny dal 1883 al 1926, l&#8217;anno della morte, dipingendo i paesaggi fluviali, i fiori e i giochi dei riflessi sull&#8217;acqua.</p>
<p>«Il mio desiderio profondo», diceva, «è di di vivere in armonia con la natura, di mescolarmi, anzi quasi di immergermi in essa». E in questo villaggio di Normandia, attraversato dalla Senna, tentava di dimenticare le polemiche che avevano accompagnato la nascita dell&#8217;impressionismo, i giudizi sprezzanti dei critici per quelle che sembravano «raschiature di tavolozza su una tela sporca» ed erano invece l&#8217;invenzione di un nuovo linguaggio, di una nuova sensibilità. Una rivoluzione poetica che avrebbe cambiato anche la nostra percezione della natura. Facendoci osservare con occhi nuovi le  variazioni di colore, le molteplici sfumature di verde, di giallo e di rosso in un paesaggio o in un semplice mazzo di fiori.</p>
<p>Monet considerava Giverny come il suo vero capolavoro. «Se non avessi fatto il pittore», confidava agli amici, «avrei fatto il giardiniere». Inutile dire che in questo caso la storia dell&#8217;arte sarebbe stata da riscrivere.</p>
<p>Ora la casa e il giardino di Monet sono aperti tutti i giorni ai visitatori (dal primo aprile al primo novembre). In treno, dalla Gare Saint-Lazare di Parigi, si scende a Vernon. Poi in autobus o a piedi, lungo la Senna, fino a Giverny.
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2431' title='Stagno delle ninfee 2'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Stagno-delle-ninfee-2-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Stagno delle ninfee 2" title="Stagno delle ninfee 2" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2432' title='Stagno delle ninfee'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Stagno-delle-ninfee-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Stagno delle ninfee" title="Stagno delle ninfee" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2430' title='Ninfee 6'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Ninfee-6-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ninfee 6" title="Ninfee 6" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2429' title='Ninfee 5'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Ninfee-5-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ninfee 5" title="Ninfee 5" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2428' title='Ninfee 4'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Ninfee-4-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ninfee 4" title="Ninfee 4" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2427' title='Ninfee 3'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Ninfee-3-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ninfee 3" title="Ninfee 3" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2426' title='Ninfee 2'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Ninfee-2-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ninfee 2" title="Ninfee 2" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2425' title='Ninfee 1'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/Ninfee-1-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ninfee 1" title="Ninfee 1" /></a>
<a href='http://viediscampo.com/WordPress/?attachment_id=2424' title='La casa di Monet'><img width="121" height="91" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/06/La-casa-di-Monet-121x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La casa di Monet" title="La casa di Monet" /></a>
</p>
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		<title>Il Gesù di Rembrandt al Louvre</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 16:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-2405 alignright" title="Rembrandt Cristo det" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/05/Rembrandt-Cristo-det-608x565.png" alt="" width="273" height="254" />«C&#8217;è sempre uno schema fisso negli innumerevoli e devoti ritratti del volto di Gesù che l&#8217;immaginazione ha creato», ha scritto il romanziere giapponese Shusaku Endo. «Lunghi capelli cadenti sulle spalle, barba ricciuta e tratti delicati con zigomi leggermente sporgenti. È seguendo per lungo tempo questo modello che molti artisti hanno dipinto il loro volto di Gesù mettendovi le loro tristezze e le loro preghiere, le sofferenze e i desideri della loro epoca». E così è stato anche per Rembrandt. Ma con un elemento di novità che la bella mostra del Louvre pone ora in rilievo.</p>
<p>Per il pittore olandese non si trattava di proporre l&#8217;ennesima variazione sullo stesso schema,  bensì di ritrarre il Signore «dal vero». Nei suoi appunti scrive proprio così: «dal vero». Come se i tratti di quel volto non fossero per sempre perduti, cancellati da secoli di immagini convenzionali e di rappresentazioni ieratiche. Come se il monarca bizantino di tante cupole o il Gesù sdolcinato di troppe rappresentazioni non si fossero sostituiti per sempre al <em>real Jesus</em>, un ebreo marginale che percorreva le strade polverose di una lontana provincia romana nel I secolo.</p>
<p>Per avvicinarsi alla realtà storica Rembrandt sceglie di dipingere «dal vero». E dal 1640 frequenta i quartieri della comunità ebraica di Amsterdam alla ricerca del &#8220;suo&#8221; Gesù. Quello che vediamo nei dipinti ora raccolti al Louvre ha i tratti del giovane ebreo che gli fece da modello: un Gesù che dell&#8217;iconografia tradizionale conserva i capelli lunghi e la barba, ma con un&#8217;intensità nuova nello sguardo e un pudore che non gli impedisce di esprimere, di volta in volta, la mitezza, l&#8217;umiltà, la compassione, il dubbio o la sofferenza, insomma ciò che costituisce il paradigma della sua umanità.</p>
<div id="attachment_2406" class="wp-caption alignright" style="width: 265px"><img class="size-medium wp-image-2406   " title="Rembrandt Emmaus 2" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/05/Rembrandt-Emmaus-2-608x487.png" alt="" width="255" height="204" /><p class="wp-caption-text">Rembrandt. I discepoli di Emmaus (1648). Olio su tela. Copenaghen, Statens Museum for Kunst</p></div>
<div id="attachment_2404" class="wp-caption alignleft" style="width: 206px"><img class="size-full wp-image-2404   " title="Discepoli di Emmaus 1" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/05/Discepoli-di-Emmaus-1.png" alt="" width="196" height="202" /><p class="wp-caption-text">Rembrandt. I discepoli di Emmaus (1648). Olio su tavola. Musée du Louvre</p></div>
<p>Accanto ai ritratti, il Louvre propone ottanta opere (tra dipinti, incisioni e disegni) che documentano il formarsi della nuova iconografia e la predilezione o l&#8217;ossessione di Rembrandt per l&#8217;episodio evangelico dei discepoli di Emmaus, di cui è possibile comparare le versioni del maestro e della sua bottega giunte fino a noi.</p>
<p><a href="http://rembrandt.louvre.fr/fr/" target="_blank">Parigi, Louvre. Rembrandt et la figure du Christ. Fino al 18 luglio 2011</a></p>
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		<title>Ci risiamo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 15:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo blog è rimasto inattivo per alcuni mesi. Ma a rileggere gli ultimi post sembra che l tempo si sia fermato. Il signor B (come Barzellettiere) è ancora lì, a raccontare le sue tristi storielle. E senza alcun senso del ridicolo le ripete anche a un attonito Obama: i magistrati cattivi minacciano la democrazia italiana, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2400" title="Obama Berlusconi" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2011/05/Obama-Berlusconi.png" alt="" width="271" height="176" />Questo blog è rimasto inattivo per alcuni mesi. Ma a rileggere gli ultimi post sembra che l tempo si sia fermato.</p>
<p>Il signor B (come Barzellettiere) è ancora lì, a raccontare le sue tristi storielle. E senza alcun senso del ridicolo le ripete anche a un attonito Obama: i magistrati cattivi minacciano la democrazia italiana, tramando complotti contro di Lui, l’Unto, l’Unico, il Salvatore del popolo italiano.</p>
<p>La voce è però sempre più stanca e il trucco sempre più visibile. Se il vento di Milano soffia su tutta la Penisola, è l’inizio della fine: neanche al Museo Grévin vorranno la statua di cera del triste signor B.</p>
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		<title>Anagrammi</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 22:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pisarra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[anagrammi]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[«Sono il leader più apprezzato della Ue», dice il signor B. Ma non spiega da chi. Forse dai francesi di Courrier international che la scorsa settimana pubblicavano in copertina una sua caricatura con un titolo affettuoso («La politica dell’osceno»). O dagli spagnoli di El País e dagli inglesi del Guardian che non risparmiano gli strali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 25.0px Helvetica} --><img class="alignleft size-full wp-image-2386" title="Courrier Berlusconi di traverso" src="http://viediscampo.com/WordPress/wp-content/uploads/2010/12/Courrier-Berlusconi-di-traverso.png" alt="" width="214" height="286" />«Sono il leader più apprezzato della Ue», dice il signor B. Ma non spiega da chi. Forse dai francesi di <em>Courrier international </em>che la scorsa settimana pubblicavano in copertina una sua caricatura con un titolo affettuoso («La politica dell’osceno»). O dagli spagnoli di <em>El País</em> e dagli inglesi del <em>Guardian </em>che non risparmiano gli strali contro l’eminente statista.</p>
<p>Peccato che l’amico Putin non sia nella Ue. Le quotazioni di B sarebbero alle stelle. Più in alto della stazione orbitale internazionale.</p>
<p>A Bruxelles – durante l’ultimo Consiglio dell’Unione – i governanti europei gli avrebbero fatto festa: «come se fossi appena tornato dalla luna» (France Presse, 17-12-2010, ore12,54). E il Nostro, ringalluzzito, ne ha approfittato per rivelare ai giovani del Ppe il miglior anagramma del suo nome: «l’unico boss virile». Sorvolando sull’altro, chiaramente comunista: «nevrosi sul bilico».</p>
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